Dalla carta carbone a Wikileaks, tempi duri per i segreti

Facendo riferimento al clamore suscitato in America dalla pubblicazione delle testimonianze di un ex marine che ha preso parte all'uccisione di Bin Laden, un articolo di Amy Zegart per Foreing Policy sostiene l'inadeguatezza del sistema di segretazione delle informazioni, introdotto nel 1951 e tuttora in vigore, mentre si assiste alla sempre più frenetica e incontrollata circolazione delle notizie e delle conoscenze

la copertina del volume No Easy DayL’articolo di Amy Zegart prende spunto dal caso creatosi attorno alla pubblicazione di “No Easy Day: The Firsthand Account of the Mission that Killed Osama bin Laden”, un libro che ricostruisce il raid che ha portato all’uccisione di Osam Bin Laden, scritto da un componente del commando della Marina statunitense che ha partecipato all’operazione. L’autore, inizialmente indicato con lo pseudonimo Mark Owen, è stato presto identificato come l’ex militare Matt Bissonette. L’uscita del volume ha catalizzato moltissima attenzione e scatenato numerosi dibatti non solo per gli argomenti forti che ne hanno ispirato la scrittura, ma anche perché Bissonette avrebbe diffuso diverse informazioni classificate come segrete dalla CIA e dal Pentagono, e per questo motivo potrebbe essere incriminato.

La vicenda, scrive Zegart su Foreing Policy, sembra riportare d’attualità a distanza di quasi 20 anni lo scandalo Iran-Contra (un traffico illegale di armi tra gli Stati Uniti e l’Iran finalizzato al rilascio di alcuni ostaggi americani in Libano e al finanziamento da parte degli Usa dell’opposizione violenta al governo nicaraguense) e le operazioni che si cercò di mettere in atto invano all’epoca per metterlo a tacere. Il problema, argomenta l’autrice, è che oggi non viviamo più nel 1986, né tantomeno nell’era della carta carbone cha partorì il sistema di segretazione delle informazioni secondo tre livelli (confidential, secret e top secret), quanto piuttosto nell’era di Internet, dei social media e di Wikileaks, che spinge  l’informazione a circolare freneticamente in real time, oltre che in maniera assolutamente incontrollata e imprevedibile, piuttosto che a rimanere custodita nei cassetti.

“Al cuore di quel sistema di classificazione ormai antiquato – scrive la Zegart in proposito – c’era l’idea che i segreti potessero essere facilmente individuati e strettamente controllati. Ma questo poteva valere durante la Prima Guerra Mondiale.. o nel 1951, quando il Presidente Truman approvò l’attuale sistema di classificazione delle informazioni…Individuare e controllare i segreti però, è diventato molto più problematico nel mondo connesso di oggi. Adesso l’informazione circola con facilità e difficilmente viene trattenuta. Così, capita che un ragazzo possa utilizzare un finto CD di Lady Gaga per scaricare centinaia di migliaia di pagine sotto segreto alla velocità della luce. E tenere i coperchi su qualsiasi argomento, dal virus Stuxnet allo scandalo cinese che ha coinvolto il funzionario Bo Xilai, diventa  impossibile”.

Prendendo atto di questa verità inconfutabile, l’autrice sottolinea con alcuni esempi l'urgenza, dal punto di vista politico piuttosto che meramente filosofico, di ridefinire il concetto di segretezza. Come considerare ad esempio il fatto che il Dipartimento di Stato aveva vietato la scorsa estate agli studenti di un prestigioso ateneo americano di postare materiali o commenti relativi ai dispacci diffusi da Wikileaks, ufficialmente ancora sotto segreto, pena la rinuncia a qualsiasi ambizione di trovare un lavoro nell’amministrazione pubblica? O, per rendere ancora più evidente il paradosso, come interpretare il fatto che quando il Presidente Obama ha dichiarato che la CIA aveva ucciso un terrorista nelle Yemen grazie all’uso dei droni, ha di fatto violato due volte le regole sulla classificazione delle informazioni, essendo le parole “CIA” e “drone” coperte da segreto? È insomma evidente la schizofrenia dell’intero scenario, e citando un giornalista del New York Times che parla di "informazioni che sono già di pubblico dominio, ma allo stesso tempo sono ufficialmente segrete”, la Zigart si domanda in chiusura se e quanto ostinarsi in tal senso possa pregiudicare alla lunga gli stessi obiettivi di sicurezza che dovrebbero essere garantiti dall'esistenza del segreto.

“È chiaramente un’epoca incerta e inquietante per la segretezza. Come insegnante universitaria che può contare per le proprie lezioni di storia anche sulla divulgazione di informazioni finora soggette a segreto, sono ottimista riguardo a questo nuovo scenario. Come cittadina che si aspetta dal proprio governo qualsiasi mossa contro i potenziali nemici al fine di salvare vite umane e proteggere gli interessi nazionali, sono invece molto preoccupata. Il segreto e la trasparenza sono da sempre avvinti in una sorta di equilibrio precario, perché dall’uno dipende la sicurezza, mentre la seconda è fondamentale per la democrazia. Ma il mondo sta cambiando velocemente, e la profonda e crescente frattura tra un 20esimo secolo basato sul segreto ed un 21esimo centrato sull’informazione sta rendendo il sistema di classificazione delle informazioni sempre più arbitrario e privo di senso. E alla fine questo minaccia sia la sicurezza sia la responsabilità per il proprio operato”.

Leggi l’articolo integrale su Foreign Policy (in inglese)

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pubblicato il 2012/09/12 13:00:00 GMT+2 ultima modifica 2012-09-12T20:35:00+02:00

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