Dna e nano materiali: dall'Istituto italiano di tecnologia una nuova sperimentazione per lo storage dei dati digitali

Sul sito di Wired un articolo sul progetto “Dna-Fairylights”, finalizzato alla sperimentazione di nuove soluzioni di storage dei dati digitali tramite Dna. Il progetto, coordinato dall'Istituto italiano di tecnologia e finanziato con 3,1 milioni di euro messi a disposizione dalle istituzioni europee, introduce l’argomento illustrando i principi di base che accomunano tutti i progetti che puntano sull’utilizzo delle molecole di Dna per finalità di archiviazione dei dati digitali.

Il sito dell’edizione italiana di Wired ha dedicato un articolo al progetto “Dna-Fairylights”, coordinato dall'Istituto italiano di tecnologia e finanziato con 3,1 milioni di euro messi a disposizione dalle istituzioni europee, finalizzato alla sperimentazione di nuove soluzioni di storage dei dati digitali tramite Dna.

Con un approccio divulgativo, l’articolo introduce l’argomento illustrando i principi di base che accomunano tutti i progetti che puntano sull’utilizzo delle molecole di Dna per finalità di archiviazione dei dati digitali, e le potenzialità in termini di efficienza, stabilità e sostenibilità che potrebbero derivare dalla concretizzazione su larga scala di tali scenari.

Quindi, passa ad elencare le peculiarità del progetto “Dna-Fairylights”, con il quale, per la prima volta, si proverà ad accrescere le prestazioni dello storage digitale tramite Dna, sia in termini di velocità dei processi di lettura e scrittura dei dati, sia dal punto di vista dell’efficienza dei sistemi di codifica, attraverso un inedito affiancamento tra le tecnologie di sintesi e sequenziamento del Dna con le proprietà ottiche dei nano-materiali.

Senza entrare in dettagli troppo tecnici - si legge nell’articolo - la tecnica si basa sulla sintesi di molecole di Dna a partire dai dati digitali che devono essere archiviati, in cui il codice binario viene convertito nel codice delle quattro lettere del Dna. Quando si desidera tornare ai dati digitali, le molecole organiche vengono “lette”, codificate e trasformate di nuovo in informazioni digitali. Negli ultimi dieci anni si sono fatti molti passi in avanti in questo campo: è migliorata sia la scalabilità e la praticità nell’archiviazione, oltre all’ottimizzazione degli algoritmi per la codifica e il recupero dei dati. Tuttavia, gli attuali metodi di archiviazione dei dati basati sul Dna stentano ancora a prendere il via perché si basano sulla sintesi enzimatica per la creazione delle molecole e sulle tecnologie di sequenziamento per la loro lettura, processi ancora troppo lenti per essere davvero efficienti. È per questo che è nato Dna-Fairylight, guidato da Roman Krahne e da Denis Garoli dell’Iit e a cui partecipa un team internazionale di scienziati. Scopo del progetto, infatti, è quello di combinare le proprietà ottiche dei nano-materiali con l’archiviazione dei dati basata sul Dna: utilizzando nano-particelle colorate e integrate in una sequenza di Dna, gli scienziati contano di scrivere, leggere e decodificare le informazioni presenti in modo più veloce, compatto ed efficiente. Attraverso le nano-particelle, in cui ogni colore corrisponde in maniera univoca a una certa sequenza di Dna, infatti, leggere la sequenza di informazioni attraverso le tecnologie ottiche sarà più veloce e poco dispendioso da un punto di vista energetico”.

Leggi l'articolo completo sul sito di Wired.

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pubblicato il 2022/02/02 19:51:07 GMT+2 ultima modifica 2022-02-02T19:51:07+02:00

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