Il NY Times: dopo il black out in Virginia tuoni e fulmini sulla sicurezza del cloud

Nella notte del 29 giugno una tempesta abbattutasi sulla costa est degli Stati Uniti ha causato il blocco di alcuni servizi in remoto messi a disposizione da Amazon per il funzionamento di numerose applicazioni web, tra le quali Netflix, Pinterest e Instagram. Facendo riferimento all’accaduto, la testata americana evidenzia i rischi derivanti da quella che definisce una crescente dipendenza dal cloud computing, e ipotizza alcuni scenari per migliorare le condizioni di sicurezza

foto tratta dal profilo Flickr di DodgeNBurn1668, rilasciata con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 2.0 Generico (CC BY-NC-SA 2.0)Nell’articolo, firmato da Quentin Hardy, si apprende che migliaia di server utilizzati da Amazon per fornire i propri Web Services hanno smesso di funzionare nella notte di venerdì a causa di un fulmine. Il blackout ha riguardato anche i data center di back up, che dovrebbero entrare in funzione proprio in caso di problemi ai server usati quotidianamente, ed è proprio per questo motivo che diversi servizi e applicazioni web hanno smesso improvvisamente di funzionare.

Già nel 2011, e sempre in Virginia informa il NY Times, un guasto a un data center aveva causato il blocco di altri siti e servizi, tra i quali Reddit e Quora. Lo stesso articolo sottolinea però come gran parte dei problemi siano stati risolti in tempi relativamente brevi, soprattutto se si considera che la tempesta ha causato disagi davvero notevoli, lasciando per molto tempo più di 4 milioni di edifici della costa orientale senza corrente. “Domenica – si legge nella news – nell’area di Washington gli utenti di Instagram potevano di nuovo condividere le proprie foto on line utilizzando i telefoni cellulari, mentre sarebbero rimasti al buio e senz’acqua potabile ancora per diverse ore”.

Nonostante questo, e anche se gran parte delle start up che ricorrono ai servizi web di Amazon non hanno segnalato alcun tipo di problema, l’autore dell’articolo riconosce però che questa interruzione ha riportato al centro dell’attenzione i problemi di sicurezza che si accompagnano a quella che definisce come una vera e propria dipendenza in costante aumento dal cloud computing.

“Nello scorso weekend, la punta di diamante del web ha sanguinato un pò – scrive a riguardo – e questo black out sottolinea quanto le imprese e i consumatori siano sempre più esposti a rischi imprevisti, e dolorose sorprese, nel momento in cui si affidano con sempre maggiore frequenza al cloud. Si è trattato anche di un duro colpo per il settore dei new media che quasi sicuramente sta facendo registrare i maggiori tassi di crescita, con la vera e propria esplosione di start up del web sociale in grado di attirare milioni di utenti letteralmente nello spazio di una giornata”.

L’autore evidenzia come i rischi riguardino orma tutto ciò che sia connesso a Internet, vale a dire non solo computer, tablet e smartphone usati dai singoli utenti, ma anche macchinari, veicoli e strumenti strategici per il funzionamento di interi settori. Di conseguenza, afferma Hardy, “il modo in cui saranno costruiti questi sistemi, e la loro capacità di reagire ad eventi e problemi imprevisti, avrà conseguenze sempre più rilevanti sull’intera economia”. Se quindi è immaginabile che chi utilizza il cloud per giocare on line o fruire di servizi basici non modificherà il proprio modo di agire a causa di questo o altri eventi del genere, nell’articolo si sostiene che al contrario, chi ne fa uso per fornire applicazioni e soluzioni ad alto valore aggiunto o in settori critici quale ad esempio quello del trasporto aereo, porrà d’ora in avanti sempre più attenzione ai meccanismi di funzionamento, e soprattutto all’affidabilità delle soluzioni cloud. “È molto probabile che i clienti più grandi di Amazon chiedano e ottengano servizi migliori e più sicuri”, ipotizzano alcuni analisti intervistati dal Times, così come è ormai una realtà l’aumento della concorrenza nel settore. Nei prossimi giorni, ad esempio, Google entrerà nel mercato, offendo gli stessi servizi attualmente forniti da Amazon a metà prezzo.

È infine altrettanto chiaro, conclude l’articolo, che per molte aziende e organizzazioni, Amazon e Google serviranno soprattutto come “tappabuchi”, mentre per quanto riguarda il proprio core business, laddove le dimensioni lo giustificheranno, si procederà alla realizzazione di piattaforme proprietarie. È ad esempio il caso Autodesk, azienda leader nel settore dei software di progettazione:

“Al momento solo il 15% dei clienti gestisce i propri dati on line – spiega il Ceo dell’impresa alla testata newyorchese – ma in 3 anni questa percentuale potrebbe crescere fino al 75%, ed è per questo motivo che investiremo 10 milioni di dollari per spostare quei dati dai server di Amazon ad una nostra nuvola proprietaria, attraverso la quale offriremo anche applicazioni avanzate ma a basso costo, per gestire ad esempio centinaia di migliaia di simulazioni di progetto”.

Leggi l’articolo integrale sul New York Times

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pubblicato il 2012/07/02 20:15:00 GMT+2 ultima modifica 2012-07-02T22:33:00+02:00

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