La digitalizzazione di materiali in pessimo stato di conservazione

Una archivista dei National Archives britannici ha descritto i trattamenti particolarmente impegnativi realizzati prima di procedere alla catalogazione e alla scansione dei documenti appartenenti una collezione familiare

Sul blog dei National Archives del Regno Unito, l’archivista Angelina Bakalarou ha descritto i passaggi con i quali ha contribuito alla digitalizzazione della Adamah Family Collection, donata ai Black Cultural Archives (BCA) di Brixton da una famiglia ghanese. Alla collezione appartengono documenti che vanno dal 1885 al 1950, tra i quali lettere, articoli di giornale, foto e un poster della Seconda Guerra Mondiale.

La Bakalarou ha deciso di condividere la propria esperienza di digitalizzazione perché - come scrive in prima persona - si è trattato di un progetto particolarmente impegnativo che ha richiesto una quantità di azioni e interventi nelle fasi di pre-digitalizzazione decisamente superiori rispetto a quelli normalmente adottati.

La gran parte dei documenti - si legge in apertura dell’approfondimento - era stampata su una carta di qualità molto scadente che aveva subito un notevole deterioramento a causa della prolungata esposizione al clima umido-tropicale del Ghana. La loro conservazione senza l’adozione di criteri archivistici - cosa usuale per le collezioni familiari - aveva aggiunto altri problemi: le muffe, la ruggine e gli insetti avevano danneggiato ulteriormente i documenti. Il risultato era una gran quantità di pagine scolorite, estremamente fragili e molto difficili da maneggiare. Era evidente che mettere mano a gran parte di questi materiali per realizzare interventi di catalogazione e scansione avrebbe significato danneggiarli ulteriormente. Per tutti questi motivi è stato indispensabile realizzare dei trattamenti di conservazione prima della digitalizzazione.

L’articolo prosegue con una minuziosa descrizione testuale e fotografica dei passaggi messi in atto per realizzare questi trattamenti. In conclusione l’archivista scrive quanto segue: “lavorare su questa collezione è stata una sfida impegnativa e al tempo stesso molto soddisfacente; spero che grazie a questo lavoro, nei prossimi decenni in tanti possano godere della fruizione (sicura) di questi materiali nelle loro riproduzioni digitali".

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pubblicato il 2017/03/24 10:00:00 GMT+2 ultima modifica 2017-03-29T12:08:00+02:00

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