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Introduzione

1932, marcia delle SA a Spandau, Berlino — foto dei German Federal Archives via Wikimedia

A metò marzo, il sito dei National Archives statunitensi ha registrato picchi di accessi anomali, tali da renderlo in alcuni momenti non accessibile e per svariate giornate molto lento. La grandissima parte del trafffico proveniva dalla Germania, e ciò per una ragione ben precisa. Il boom di visite è infatti avvenuto dopo la pubblicazione online delle copie dei registri biografici del Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei, il Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori, contenenti informazioni dettagliate su centinaia di migliaia di persone che aderirono al nazismo.

Come prevedibile, la notizia ha destato particolare interesse, rendendo popolari aspetti di natura archivistica di norma circoscritti al solo pubblico degli esperti e addetti ai lavori. E testimoniando, indirettament, di quanto ancora oggi gli archivi svolgano un ruolo di fondamentale importanza per le nostre società. 

Il Foglio ha dedicato un articolo a firma di Giovanni Battistuzzi all'accaduto. Dalla sua lettura si apprende che la documentazione digitalizzata e pubblicata online era stata raccolta e conservata dal Partito Nazista presso il registro nazionale di Monaco. Nel 1945, con l’avanzata delle truppe americane in Germania, le autorità tedesche provarono a distruggerla. Circa 20 camion furono impiegati per inviare 65 tonnellate di fascicoli e faldoni presso una cartiera nei pressi di Monaco, dove sarebbe dovuta avvenire la loro eliminazione. Grazie all’intervento degli oppositori al regime, coadiuvati dai soldati statunitensi, i documenti furono però messi in salvo e portati presso il Centro documentale di Berlino Ovest. Successivamente, una gran parte di essi fu riversata su microfilm e consegnata agli archivi nazionali statunitensi. È proprio questa porzione del patrimonio documentale originario ad essere stata digitalizzata e pubblicata per la prima volta in rete, con le conseguenze eccezionali descritte in apertura.

In meno di una settimana — si legge nell'articolo — quello che era argomento di interesse per storici e appassionati di storia, si è trasformato in curiosaggine generale. Una diffusa volontà di andare a ritroso nel tempo. Gli archivi contengono schede con nomi, indirizzi, date di nascita, date di iscrizione al partito e numeri di tessera. Talvolta è presente una fotografia e, in alcuni casi, esistono ancora le domande di iscrizione”.

L’articolo riporta anche l’opinione di Sven Scholl, ex ricercatore di Storia all’Institut für Zeitgeschichte di Monaco di Baviera e attuale autore di programmi televisivi e documentari. Scholl ha spiegato che, anche a distanza di così tanto tempo, la storia del nazismo continua ad essere molto sentita in Germania.

La maggioranza dei tedeschi — sono le sue parole — ha a che fare o ha avuto a che fare con storie famigliari legate al Nazismo. Storie a volte irrisolte, perché non dimostrabili fattualmente. Racconti e ricordi tramandati, risolvibili anche facilmente, ma a patto di muoversi, andare in un archivio e cercare, previa presentazione di richiesta scritta. Il problema è che archivi e centri di documentazione sono luoghi che la quasi totalità delle persone percepisce come respingenti. E così queste storie sono rimaste indimostrabili”. Fino alla pubblicazione online dei documenti appena avvenuta. Quest’ultima “ha reso se non facile, quanto meno possibile, provare a risolvere questioni famigliari ancora aperte. Senz’altro ha acceso la curiosità, a tratti morbosa, di chi vuole indagare, verificare se davvero il padre, il nonno, il bisnonno, il vicino di casa si era opposto al Nazismo, aveva deciso di non prendere la tessera”.

Scholl riflette anche sul significato e le conseguenze dell’intera vicenda. “Ha senso tutto questo? Sì e no a mio avviso. Perché se conoscere è sempre utile, lo dico da ex storico, giudicare una vita per una tessera presa o non presa non sempre è la scelta migliore. Ci si espone a un giudizio, in molti casi, senza possibilità di appello, Anche perché delle 14 milioni di schede originali, sono state recuperate circa 12,7 milioni, ovvero circa l'80 per cento. E soprattuto, l'appartenenza alle SA e alle SS non era necessariamente collegata all'appartenenza al partito, per non parlare di altre organizzazioni subordinate”. 

Nonostante questo però — conclude Battistuzzi, citando una fonte dell’istituzione statunitense — gli archivi nazionali americani, non hanno mai registrato un picco di accessi del genere”.

Leggi l’articolo su Il Foglio


Ultimo aggiornamento: 18-04-2026, 20:48