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Introduzione

“Carte irrequiete. La memoria dei movimenti” - Elèuthera editore, 2025

Per la casa editrice Elèuthera è stato pubblicato il volume "Carte irrequiete. La memoria dei movimenti", a cura di Federico Valacchi e Lorenzo Pezzica. Di seguito la presentazione dell’opera.

"Storicamente, la «natura» dell’archivistica rimanda alla concezione gerarchica propria degli archivi di Stato, monoliti ammantati di rigore giurisprudenziale e modellati su esigenze di centralizzazione che hanno profondamente influenzato la dottrina e la prassi tradizionali. 

Tuttavia, a partire dalla seconda metà del Novecento è esplosa una varietà di forme archivistiche inedite e orizzontali che mettendo al centro gli individui e le comunità, a discapito delle istituzioni, hanno operato un ribaltamento di prospettiva rivoluzionario. E così, scorrazzando felicemente fuori da steccati disciplinari troppo rigidi e incapaci di contenerli, questi archivi liberati – non solo «dei movimenti sociali» ma anche «di comunità», «partecipati», «living archives» – hanno messo in discussione con le loro carte irrequiete l’idea stessa di un sistema archivistico governato dall’alto, giocando un ruolo decisivo nella costruzione di una memoria «altra». 

Un allargamento radicale dell’idea di archivio che senza rinunciare a un orizzonte disciplinare propone un’archivistica al passo con i tempi: trasversale, partecipativa, aperta al dialogo e immersa nella società”.

Il volume è stato recensito di recente su Il Manifesto, con un articolo a firma di Paolo Vernaglione Berardi

"L’era digitale — si legge in apertura della recensione — trasforma l’archivio in tutta la concreta realtà che occupa e in tutto l’arco dei metodi e delle procedure di ricerca, raccolta dei dati, ordinamento e catalogazione. Ma trasforma anche l’archivistica. Intorno a questa realtà ruota l’argomento che Lorenzo Pezzica, docente di archivistica digitale all’Università di Bologna e Federico Valacchi, professore all’Università di Macerata, sviluppano in Carte Irrequiete. La memoria dei movimenti.

In due parti di ottima densità e chiarezza gli autori dispongono una storia dell’archivio e la sua critica nella documentazione dei conflitti e delle resistenze, dei desideri e delle controculture. Questa storia conferma quanto alla metà degli scorsi anni sessanta sosteneva Michel Foucault: l’archivio non è la raccolta ordinata di documenti in un contenitore che ne stratifica i piani, ma è l’insieme eterogeneo di scritti, immagini, memorie e materiali audiovisivi governati dalla dispersione. Mentre infatti gli archivi storici istituzionali evolvono all’interno di una progressività cronologica, secondo una gerarchia documentaria delle fonti, gli archivi dei movimenti sono archivi liberati, nel senso che il loro uso è immediato e contingente, strappato alla tassonomia e aperto ad interventi plurali che moltiplicano il soggetto-autore, rendendolo anonimo.In questa forma gli archivi sono eventi di trasformazione che destituiscono il principio d’ordine e il fine amministrativo e giudiziario in favore della condivisione diffusa".

Leggi l’articolo integrale su Il Manifesto


Ultimo aggiornamento: 16-12-2025, 11:40