Introduzione
Su Agenda Digitale, un articolo a firma di Eugenio Prosperetti formula alcune considerazioni preliminari sulle novità in via di prossima implementazione al Codice dell’Amministrazione Digitale, contenute in una Legge Delega (DDL AC2393) arrivata all’esame della Camera a inizio luglio, dopo essere stata approvata lo scorso 20 maggio al Senato.
In apertura, l’esperto precisa che i contenuti della norma sono ancora passibili di modifiche più o meno estese, o che addirittura il suo intero impianto potrebbe non essere approvato.
Fatta questa premessa — dopo avere spiegato che la norma delega al Governo la facoltà di “adottare, entro dodici mesi, uno o più decreti legislativi di semplificazione, modificazione e integrazione del CAD ‘al fine di valorizzare e rafforzare il patrimonio informativo pubblico, i processi di digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni e l’erogazione di servizi in rete ai cittadini e alle imprese’” —, Prosperetti approfondisce i cambiamenti in materia di identità digitale, firme digitali e attuazione del principio once only che potrebbero discendere dal nuovo impianto.“
Il primo obiettivo e criterio che viene dato al Governo nel testo attuale - si legge nel pargrafo dedicato all’identità digitale -è quello di aggiornare la disciplina dei mezzi di identificazione elettronica e dei servizi fiduciari in coerenza con il quadro regolatorio europeo, al fine di semplificare l’accesso ai servizi in rete erogati dalle pubbliche amministrazioni e la fruizione dei medesimi.
La delega serve a fare in modo che il Governo abbia il potere di predisporre ed approvare direttamente le norme occorrenti per coordinare la disciplina nazionale con quella del wallet europeo EUDI previsto – come noto – dal Regolamento EIDAS2: è evidente che le norme che, ad oggi, prevedono l’uso di sistemi SPID/CIE e di firma digitale dovranno essere aggiornate e rapportate ai servizi del wallet UE. Si nota però una carenza che ci auguriamo verrà risolta nel passaggio alla Camera (cosa che però comporterebbe un nuovo passaggio al Senato del testo modificato): il Governo è delegato a normare e aggiornare la disciplina dell’identità solo per l’accesso ai servizi pubblici, l’accesso i servizi privati non potrebbe essere modificato sulla base dell’attuale testo. Una simile omissione rischia di creare una dicotomia tra accesso ai servizi pubblici e accesso ai servizi privati che – ammesso sia tecnicamente possibile – andrebbe decisamente nel senso contrario alla semplificazione che sembra il fine della Legge in esame…”.
Continua a leggere su Agenda Digitale
Ultimo aggiornamento: 24-07-2025, 17:14