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Introduzione

PND - Piano Nazionale di Digitalizzazione del patrimonio culturale

A che punto sono i 540 interventi avviati in tutti i territori per digitalizzare il patrimonio culturale nazionale sfruttando i fondi del PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza? Alla domanda risponde un’indagine a firma di Roberta Capozucca, pubblicata di recente su Il Sole 24 Ore. L’articolo fa il punto sullo stato dell'arte a poche settimane dalla conclusione formale del Piano, momento nel quale occorrerà tracciare un bilancio per rendicontare quanto effettivamente conseguito con la linea d’investimento M1C3 1.1 “Strategie e piattaforme digitali per il patrimonio culturale”. E contestualmente, avviare le riflessioni su come proseguire l’opera, anche assicurando garanzie in termini di sostenibilità di fondamentale importanza nel momento in cui verranno a mancare le risorse straordinarie messe a punto con la programmazione. 

Le questioni aperte — si legge in apertura — sono innumerevoli: dalle modalità di gestione degli interventi che non saranno completati entro la scadenza europea, fino alla capacità del Ministero della Cultura di garantire nel tempo risorse economiche e tecnologiche adeguate per dare continuità alla visione della Digital Library”.

L’autrice dell’articolo precisa che, tra gli interventi previsti dal PNRR per il settore culturale, con un finanziamento complessivo di circa 500 milioni di euro, quello dedicato alla digitalizzazione del patrimonio culturale nazionale, finalizzato a rafforzare l’offerta di contenuti digitali e a incentivare nuove modalità di fruizione e valorizzazione del patrimonio, ha assorbito la quota maggiore di risorse disponibili. Grazie a ciò, esso si configura sia come l’investimento di maggiore rilevanza, sia come quello che ambisce ad avere l’impatto strutturale più significativo sull’intero sistema. 

"L’iniziativa — si legge in un passaggio successivo — non va però intesa come un semplice intervento di digitalizzazione, bensì come una leva di trasformazione sistemica sui processi di gestione, accessibilità e valorizzazione del patrimonio culturale nazionale attraverso le potenzialità del digitale. La visione di fondo, orientata a superare la centralità del singolo bene culturale per valorizzare invece le connessioni tra i dati, è ampiamente sviluppata nel Piano Nazionale di Digitalizzazione (PND): un documento preparatorio e di indirizzo strategico elaborato nel 2022 attraverso il confronto con numerose istituzioni culturali. 

Fulcro di questo modello è la realizzazione di un vero e proprio ecosistema digitale, l’ECoMiC: un’infrastruttura centralizzata progettata per gestire e valorizzare i contenuti digitalizzati prodotti dai diversi attori del sistema, favorendo l’interoperabilità e la collaborazione tra banche dati finora non comunicanti, anche in ambito europeo. A questo punto, è importante sottolineare che l’ecosistema non sostituisce le piattaforme esistenti, ma le integra e le potenzia, migliorando la qualità dei dati, promuovendone il riuso anche attraverso l’impiego di tecnologie come l’intelligenza artificiale. ECoMiC rappresenta un passaggio decisivo nella gestione e valorizzazione del patrimonio nazionale, segnando il superamento di una logica frammentata a favore di un sistema integrato e interconnesso.

Come già evidenziato, la campagna di digitalizzazione promossa dal Ministero rappresenta solo il punto di avvio di un programma più ampio, volto a superare la tradizionale frammentazione nella gestione del patrimonio culturale a favore di un sistema che integra e mette in relazione le diverse banche dati, in grado di sostenere nuove forme di valorizzazione culturale ed economica. Nonostante ciò, restano aperte alcuni questioni cruciali: da un lato, la sostenibilità tecnologica ed economica del modello oltre la scadenza del 2026, dall’altro, la capacità effettiva dei singoli istituti di adattarsi a un sistema di interoperabilità così esteso e complesso".

Dopo l'introduzione e la definizione del contesto, l'approfondimento prosegue con un'intervista ad Andrea De Pasquale, direttore della Direzione generale Digitalizzazione e comunicazione. De Pasquale traccia un bilancio sui risultati finora conseguiti e formula alcune riflessioni sulle prospettive future, con riferimenti che vanno cambiamenti attesi a seguito di quanto già portato a terini, ai nodi criticituttora aperti e da affrontare.

Leggi l’articolo su Il Sole 24 Ore

Ultimo aggiornamento: 06-05-2026, 11:07