Introduzione

Su Agenda Digitale, Federica Giaquinta e Alessandro Longo illustrano e commentano i contenuti della sentenza n° 14488/2025 e della ordinanza n° 34217/2025, con le quali la Corte di Cassazione ha definito nuovi equilibri nell’applicazione del diritto all’oblio. “I pronunciamenti — scrivono gli autori in apertura — superano l’idea di un oblio ‘assoluto’ e impongono un bilanciamento strutturato: non conta solo il tempo, ma l’interesse pubblico attuale, la verità complessiva del dato e il rischio di stigmatizzazione. E va anche relativizzata l’annotazione”.
Nell’articolo vengono approfonditi i seguenti aspetti:
Quando il diritto all’oblio digitale incontra l’interesse pubblico
Dall’oblio come cancellazione all’oblio come controllo delle informazioni
I criteri del diritto all’oblio digitale nel solco europeo e nazionale
Il “fattore tempo” nel diritto all’oblio digitale non è solo cronologia
La “verità complessiva” e il rischio di stigmatizzazione algoritmica
L’art. 64-ter e il diritto all’oblio digitale dopo la riforma Cartabia
Perché l’annotazione non crea un “diritto all’oblio nazionale”
Come funziona il bilanciamento nel diritto all’oblio digitale: presunzioni e margini di valutazione
Nessun automatismo tra archiviazione e deindicizzazione
Un diritto all’oblio digitale “attenuato”: l’esito favorevole come informazione utile
Il paradigma maturo del diritto all’oblio digitale tra memoria e oblio
Le domande aperte: chi governa la memoria nello spazio pubblico digitale
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Ultimo aggiornamento: 26-01-2026, 17:12
