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Introduzione

Johnson Space Center in Houston, Texas, USA, keeping in contact with the Apollo 11 astronauts during their lunar landing mission on 20 luglio 1969 — foto via Wikimedia

Sulla piattaforma GitHub sono stati pubblicati i codici sorgente dei computer presenti sul modulo di comando e sul modulo lunare della missione Apollo 11, con la quale nel 1969 la NASA permise a  Neil Armstrong e Buzz Aldrin di sbarcare sulla Luna, per la prima volta nella storia dell’umanità. 

L'Apollo Guidance Computer — si legge su Wired — sviluppato dal Mit e assemblato da Raytheon, si occupava di fare i calcoli e di fornire le interfacce per la navigazione e il controllo delle navicelle. Questo computer era presente sia nel modulo di comando che restò in orbita, il cui calcolatore prendeva il nome di Comanche055, sia nel modulo lunare (Lem) che scese sulla superficie (col nome di Luminary099).

Rispetto agli enormi calcolatori dell'epoca, grandi come frigoriferi, l’Agc aveva una taglia ridotta: misurava 61 centimetri di profondità, 32 di larghezza e 17 di altezza, per un peso di 32 chili. Ospitando al suo interno 2.800 circuiti integrati, dispositivi allora di recente invenzione, era uno dei primi computer basato su questa tecnologia e il primo integrato in assoluto”.

La pubblicazione dei codici è avvenuta al termine di un processo di revisione che ha permesso a chiunque interessato, e competente in materia, di intervenire online e correggere eventuali errori dei codici, particolarmente ostici da interpretare anche nella cerchia degli addetti ai lavori. Dopo questa fase, è stato effettuato un ultimo confronto di sicurezza con le scansioni originali dei codici.

Dall’articolo di Wired si apprende anche che all’epoca fu possibile sbarcare sulla Luna sfruttando una capacità di calcolo basata su poche decine di kilobyte di memoria, tra RAM e ROM, una quantità infinitamente inferiore rispetto a quella contenuta oggi in uno smartphone.

Il software dell'Apollo Guidance Computer — si legge in un’altra notizia pubblica da Zeus News fu progettato per operare entro limiti hardware estremamente ridotti: 3.840 byte di RAM, 69.120 byte di memoria a sola lettura e una capacità di esecuzione di circa 85.000 istruzioni al secondo. Questi vincoli influenzarono profondamente la struttura del codice, che doveva garantire affidabilità e risposta in tempo reale in condizioni operative critiche. Le routine di navigazione e controllo furono ottimizzate per sfruttare ogni ciclo disponibile. All'interno del codice sono presenti i commenti originali dei programmatori, che descrivono funzioni, condizioni di errore e logiche di gestione degli allarmi. Alcuni file, come quelli dedicati alle procedure di interruzione d'emergenza della missione, mostrano come venivano rilevati e trattati gli stati di emergenza. Le annotazioni forniscono un contesto prezioso sulle scelte progettuali e sulle priorità operative del sistema”.

Le directory (dei due codici) — precisa un passaggio successivo — sono organizzate in modo da riflettere la struttura originale dei listati, facilitando la consultazione delle diverse sezioni funzionali. La pubblicazione del codice è accompagnata da strumenti e documentazione che consentono di compilarlo e simularne il funzionamento tramite il progetto Virtual AGC. Questo ambiente permette di eseguire il software su sistemi moderni, replicando il comportamento dell'hardware originale e offrendo una piattaforma di studio per appassionati e ricercatori. Le istruzioni per la compilazione e l'esecuzione sono incluse nella documentazione del progetto”.

Leggi l'articolo su Zeus News


Ultimo aggiornamento: 18-04-2026, 10:39