Introduzione

Con un recente post a firma di Italo Vignoli, The Document Foundation, organizzazione no-profit impegnata nella diffusione del software libero e degli standard aperti per i documenti digitali, sviluppatrice della suite LibreOffice, è tornata a occuparsi del formato OOXML di Microsoft. La tesi sostenuta dell’associazione è che, contrariamente a quanto sostenuto da diverse voci della comunità internazionale che si occupa di software open source, questo formato non può essere considerato uno standard aperto e non garantisce pertanto l’interoperabilità.
Vignoli adduce i seguenti motivi a sostegno della tesi:
Complessità delle specifiche: lostandard è estremamente voluminoso (~7.000 pagine), il che rende virtualmente impossibile per terze parti implementarlo correttamente. Ciò contrasta nettamente con standard concorrenti come l'ODF, che sono molto più concisi.
Incongruenze di implementazione: le applicazioni Microsoft Office non implementano la versione standardizzata (ISO/IEC 29500 Strict), ma utilizzano la variante "Transitional", che include funzioni di compatibilità con formati legacy. Ciò contraddice l'obiettivo dichiarato di essere un formato pulito, moderno e, soprattutto, aperto e standard.
Dipendenze proprietarie: le specifiche fanno riferimento a diversi comportamenti legacy non documentati delle versioni precedenti di Microsoft Office e richiedono agli sviluppatori di decodificare funzioni specifiche di Windows per ottenere la compatibilità.
Residui di "binary blob": pur basandosi su XML, l'OOXML incorpora in molti punti strutture dati binarie, in particolare per la retrocompatibilità con i formati del passato; questo compromette la trasparenza che l'XML dovrebbe garantire.
Elementi legati a piattaforme specifiche: lo standard contiene elementi specifici di Windows relativi a font, rendering e altri comportamenti di sistema che rendono difficile, se non impossibile, qualsiasi implementazione multi-piattaforma.
Controversie sul processo di standardizzazione: il processo di approvazione accelerato ("fast-track") adottato per l'OOXML dall'ISO/IEC è stato molto controverso, con accuse di irregolarità procedurali e manipolazione dei voti che sollevano legittimi dubbi sulla validità dello standard.
“Questi problemi — prosegue Vignoli — significano che, sebbene l'OOXML sia tecnicamente diventato uno standard, è sempre rimasto una specifica di formato proprietario di Microsoft e non un vero standard aperto e neutrale rispetto ai fornitori”.
A distanza di pochi giorni dalla pubblicazione del post, anche in considerazione del grande interesse suscitato (In Italia ne hanno scritto, tra gli altri, Punto Informatico e Zeus News), Vignoli è tornato sull’argomento con un nuovo post, sottolineando, tra le altre cose, i rischi di perdita di dati e contenuti digitali che si accompagnano all'utilizzo dei formati proprietari.
“L'uso di un formato proprietario per i documenti — si legge a riguardo — presenta anche altri svantaggi. In questo modo, gli utenti affidano le chiavi dei propri contenuti a qualcuno che non conoscono, i cui interessi differiscono dai propri. Nel migliore dei casi, il contenuto viene condiviso; nel peggiore, è a rischio, come purtroppo ha imparato il Procuratore Capo della Corte Penale Internazionale quando Microsoft ha chiuso il suo account e-mail su ordine del Presidente degli Stati Uniti.
Lo stesso potrebbe accadere agli utenti di Microsoft 365 se il formato proprietario venisse modificato per renderlo illeggibile, o leggibile solo da chi possiede una versione specifica del software. È qualcosa che non potrebbe mai accadere? Perché vivere nel dubbio quando è disponibile un formato standard e aperto che nessun paese o azienda può usare come arma e al quale chiunque può accedere utilizzando software che lo gestiscono correttamente?”.
Ultimo aggiornamento: 23-02-2026, 16:28
