Salta al contenuto

Introduzione

Paramount — Warner Bros

Da anni gli esperti di conservazione digitale mettono in guardia dall’impatto che alcune dinamiche economiche possono avere sui materiali di interesse archivistico. Tra queste, la progressiva concentrazione delle imprese nelle mani di un numero sempre più ristretto di proprietari costituisce un motivo di particolare preoccupazione. Quando grandi patrimoni documentari finiscono sotto il controllo di pochi soggetti, aumenta il pericolo che criteri economici o strategici prevalgano sulle esigenze di conservazione e accesso.

Un recente caso di cronaca ha riportato il tema al centro del dibattito. Si tratta della fusione tra Paramount e Warner Bros, due colossi mondiali della produzione audiovisiva. L'operazione è in corso da tempo e nelle ultime settimane archivisti e professionisti dell’audiovisivo sono tornati ad esprimere i propri timori, richiamando l’attenzione sui possibili effetti di un’ulteriore concentrazione del patrimonio audiovisivo.

Come riportato dalla testata online Martin Cid Magazine, durante un recente festival cinematografico negli Stati Uniti la produttrice Rochelle Widdowson ha definito questa prospettiva potenzialmente "straziante”. Produttrice australiana con base a New York, Widdowson lavora da anni con gli archivi audiovisivi e ne conosce quindi direttamente il valore. Il suo lavoro è infatti dedicato alla realizzazione di contenuti costruiti a partire da materiali storici e documentari. 

L’allarme di Widdowson — si legge su Martin Cid Magazine — è preciso. Skydance Media, attraverso l’acquisizione di Paramount, controlla già l’archivio di CBS News; se Paramount riuscisse ad assorbire Warner Bros. Discovery, anche l’archivio della CNN finirebbe nelle stesse mani. Un secolo di immagini d’attualità e una vastissima biblioteca cinematografica e televisiva risponderebbero così a un solo guardiano aziendale. E, avverte Widdowson, ciò che viene tolto dalla rete raramente torna: ‘non possiamo far riapparire gli archivi per magia una volta che sono stati messi offline’”.

La minaccia descritta nell’articolo di Martin Cid Magazine non riguarda la sola concentrazione, ma anche la possibile sparizione dei materiali. “Alcuni titolari di diritti hanno infatti iniziato a ritirare collezioni dalla disponibilità online per impedire alle aziende di IA di utilizzarle come dati di addestramento. Una scelta difensiva che, tuttavia, rischia di rendere quegli stessi materiali meno accessibili anche ai documentaristi che ne dipendono. Per Widdowson il costo è civico, non solo professionale: ‘Se non abbiamo un modo per verificare la nostra storia, è davvero difficile capire dove stiamo andando’”.

Le preoccupazioni sono condivise anche dall’Archival Producers Alliance, associazione fondata nel 2023 di cui Widdowson fa parte, da oltre un anno pubblicamente schierata contro lo scenario di fusione. Secondo l’organizzazione, l’accesso agli archivi e le crescenti limitazioni alla disponibilità dei contenuti online, adottate anche come risposta al crescente utilizzo dei materiali da parte dei sistemi di intelligenza artificiale, sono due aspetti collegati della stessa dinamica: la progressiva perdita di controllo pubblico e collettivo sulle fonti della memoria.

I numeri di un fascicolo di fusione — conclude l’articolo — sono reversibili; un archivio no. Si perde l’unica copia, si cancella l’unico master, si lascia spegnere in silenzio un server, e per riportarlo indietro servirebbe proprio quella magia che, dice Widdowson, non esiste”.

Leggi l’articolo su Martin Cid Magazine


Ultimo aggiornamento: 14-07-2026, 09:24