Introduzione

Nel 2013, la città maliana di Timbuktu catturò l’attenzione degli archivisti di tutto il mondo — e anche la nostra — per la rocambolesca storia che portò al salvataggio di migliaia di manoscritti custoditi presso l’Ahmed Baba Institute of Higher Learning and Islamic Research, centro di studio, ricerca e conservazione dei manoscritti antichi, sottraendoli alla furia delle forze jihadiste che avevano temporaneamente occupato la città e ne minacciavano la distruzione.
Tramandati di generazione in generazione, questi preziosi documenti risalgono fino al 1300, sono scritti in gran parte delle lingue parlate nel Mali, tra cui il fulani e il songhai, usando la grafia araba (ma contemplano anche opere in ebraico), e trattano gli argomenti più diversi — dalla religione alla filosofia, dall’astrologia alla giurisprudenza, passando per la medicina, la botanica e la matematica, fino alla lingua, alla letteratura e alla poesia — documentando nel loro insieme la storia di un’area che per secoli, prima di cadere sotto le ambizioni coloniali europee, fu un importante crocevia tra il Nordafrica e il Golfo di Guinea.
Secondo le stime dell’epoca, il corpus dei manoscritti messi in salvo ammontava a circa 27 mila unità: una piccola ma preziosa parte di un patrimonio molto più ampio — mai censito con precisione, anche perché per la maggior parte custodito in numerose biblioteche private diffuse nel Paese — che dovrebbe arrivare a circa 350 mila esemplari.
Per salvarli dalla distruzione dei jihadisti, centinaia di abitanti di Timbuktu, coordinati da un gruppo di bibliotecari locali, si organizzarono per trasportarli di nascosto fino alla città di Bamako, distante centinaia di chilometri, rinnovando così una tradizione che già nei secoli precedenti aveva portato a nascondere o spostare i manoscritti per proteggerli da furti o danni. I volumi furono caricati su camion, barche e perfino asini, occultati dentro sacchi di riso, barili di benzina vuoti, vestiti e altri contenitori di fortuna, e messi in salvo per mezzo di missioni organizzate prevalentemente di notte.
Negli anni successivi sono stati avviati diversi interventi di salvaguardia e conservazione di questo importante patrimonio storico e culturale. Tra questi, alcuni progetti di digitalizzazione hanno interessato sia il corpus messo in salvo a Timbuktu sia altre collezioni, tra cui quella, altrettanto preziosa, dei manoscritti custoditi nella città di Djenné.
In quest’ottica di tutela rientra anche la notizia, risalente a poche settimane fa, dell’avvio delle operazioni per trasferire nuovamente i manoscritti da Bamako a Timbuktu. Come riportato da Il Post, questo nuovo trasferimento risponde alle ripetute richieste avanzate nel tempo dalle autorità politiche e religiose della città, con l’obiettivo di proteggere le opere dal clima particolarmente umido di Bamako, poco adatto alla conservazione di volumi estremamente fragili. A differenza della capitale, infatti, Timbuktu si trova in una regione arida, condizione che dovrebbe favorire una migliore preservazione dei manoscritti.
Ultimo aggiornamento: 16-10-2025, 08:51
